Taccuino Anastasiano è il proseguimento del Blog "Circolo Letterario Anastasiano", con il quale rimane comunque collegato (basta cliccare sul logo del CLA).
Sarà questo un blog essenzialmente dedicato alle recensioni, alle notizie letterarie, alle presentazioni di libri ed agli appuntamenti ed incontri relativi al nostro territorio vesuviano, e non solo: dedicheremo spazio a tutte le notizie interessanti che ci giungeranno, con lo scopo di fornire valide informazioni culturali e spunti di riflessione su temi di carattere poetico e letterario in generale.
Buona lettura e buona consultazione.

lunedì 18 settembre 2017

"E la luna sta a guardare": un incontro poetico-musicale in ricordo di Natale Porritiello

Venerdì prossimo, 22 settembre, alle ore 18 presso il London Park Bar Pub Birreria di Via Libero Grassi a Sant'Anastasi (Na), sarà ricordato il nostro caro amico poeta Natale Porritiello, con un incontro di poesia e musica dedicato alla sua memoria.
L'evento, intitolato "E la luna sta a guardare", è organizzato da "La Casa della Poesia di Sant'Agata de' Goti" (da Lui fondata), in collaborazione con il Circolo Letterario Anastasiano di Giuseppe Vetromile, l'Associazione "Arte e Saperi" di Rita Pacilio e il London Park, con il patrocinio del Comune di Sant'Anastasia.
I Poeti invitati, dopo le presentazioni di Silvia Ciccarelli e di Giuseppe Vetromile che condurranno la serata, leggeranno una o due poeie in omaggio e in memoria del nostro compianto Amico, tragicamente scomparso il 10 luglio scorso per un banale incidente stradale.
L'incontro sarà allietato dagli intermezzi musicali e canori di Silvia Ciccarelli e di Ciro Corcione.
Ingresso libero, open bar a disposizione del pubblico.

venerdì 15 settembre 2017

Il caleidoscopico mondo marinaro di Paola Casulli in "Sartie, lune e altri bastimenti"

È indubbio che il mare è una delle principali fonti ispirative per un poeta. Mare inteso nel senso più ampio, includendo tutto un mondo che con esso ha legami e riferimenti: navi, quindi, bastimenti, ma anche isole, promontori, lagune, e, soprattutto, navigatori e naviganti.
Il senso del mare, la sua vastità azzurra, l'indefinita apertura che esso suscita negli animi più sensibili, il desiderio di solcarlo fino a quella lontana e asintotica linea dove il cielo si congiunge con esso, il profumo di salsedine che emana, il sole e la luna che s'incastonano nel suo cielo, il primo di giorno e la seconda di notte, risveglia in noi un senso di appartenenza forte, non privo di un certo timoroso rispetto e di meraviglia, nei confronti di un mondo che appare giustamente equilibrato, dove nulla è dato al caso ma tutto s'incastra magnificamente in un mosaico i cui confini trascendono persino l'umana comprensione.
Non possiamo fare a meno del mare. Che sia una strada immensa e colma di inganni e di sorprese, come la rotta seguita da Ulisse per raggiungere la sua Itaca, o che sia il mezzo più opportuno per convalidare le proprie teorie di carattere geografico, come il viaggio di Colombo verso le "sue" Indie, o che sia il desiderio di spogliarsi di tutte le cose futili e rimanere da soli al cospetto delle stelle e del silenzio rigeneratore, come le traversate in solitario, il mare è elemento di vita e di vitalità da cui non si può prescindere.
E i Poeti cantano la sua azzurrità, la sua possanza e la sua immensità: specchio del cielo da cui nascemmo e nel quale ben volentieri nuovamente ci immergiamo.
Paola Casulli è tra questi poeti che hanno con il mare, inteso nel senso più ampio, un rapporto intimo, con un continuo, amorevole e imprescindibile sguardo rivolto a quel mondo, da cui ne trae vigore, colori, profumi, sogni, vitalità. Non per nulla la nostra brava autrice è nata ad Ischia, l'antica Pitecusa, prima colonia greca, fonte di ricordi e di nostalgie di avventure per Paola, tanto da farle realizzare una sua iteressante raccolta dal titolo Phitekoussai, racconti di un'isola (Kairos Edizioni, Napoli), sua seconda opera in ordine di tempo.
Ma "Sartie, lune e altri bastimenti", titolo alquanto emblematico di questa sua recente raccolta, è altra cosa. Qui il mare non è proprio quello di Ischia, o non soltanto quello, bensì rappresenta lo sfondo naturale del pensiero poetante della Casulli, uno sfondo dove l'elemento liquido è preminente, ma non soltanto quello: vi è infatti, in questa sua opera molto gradevole, un'apertura a visioni di mondi intimi, a introspezioni di carattere sociale, a reminescenze personali e a nostalgie di luce e di amore. La materia, anzi la materialità delle cose, si svapora nel canto delle sue poesie, ed ogni cosa, ogni immagine, ogni ricordo, ogni speranza, diventa fluida e osmoticamente assorbita dal cuore dell'autrice, accettandone i motivi esistenziali, le mille domande, le infinite possibilità. "Non sono che materia ficcata nella terra – ella afferma nei versi di pag. 28 – guerriera che apre le braccia alla storia / e divento trasparenza di pietra gettata in mare / sbalzata via dalla sabbia per un vulcano di vento".
Il mare è dunque sottinteso, argomento da tenere in conto, nelle espansioni poetiche di Paola Casulli: un riferimento forte, "incommensurabile", come giustamente afferma Salvatore Contessini nella sua dettagliata prefazione. E in questo rapporto "incommensurabile" tra l'anima dell'autrice e il mondo marino, che è poi anche il suo mondo interiore, dove ella assume tutta l'energia vitale, tutto l'impeto che la proietta verso la solarità del mondo esterno, Paola ritrova il senso del creato, o almeno un equilibrio, anche temporaneo, che le giustifichi il solito banale lavorio giornaliero, o la cosiddetta piatta quotidianità. Ecco dunque il perché del titolo: "Sartie, lune e altri bastimenti": sartia è il legame allegorico, ineluttabile, alla terra, intesa in tutta la sua materialità e regolarità sociale; luna è simbolo di nostagico amore; bastimenti è l'allegoria del viaggio, il desiderio di intraprendere nuove rotte per nuovi orizzonti di luce. Ma il sottotitolo è ancora più interessante e impegnativo: "Poesie di isole e di amori": ed è qui il nocciolo del sentimento poetico della Casulli, proprio in questa definizione. La solitudine è un precario miscuglio di emozioni contrastanti, la consapevolezza dell'abbandono della carne in un oceano sconfinato, dove la speranza-Dio-amore è l'ultima spiaggia: "Il mondo attende tutti l'alta marea del distacco. Prima o poi, sarà posato lì, sul disordine di ombre che si allungano; fermiamo il piede nell'ora puntuale della tempesta. Noi, assorbiti dalla fissità dell'oceano. A commuovere Dio oltre la carne." (pag 40).
Insomma, ancora una volta è l'amore, sentimento inteso nel più ampio significato, che muove la nave (i "bastimenti") in lungo e in largo, per la vastità del mare, toccando sponde e spiagge, raggiungendo e riappropriandosi delle isole-solitudini abitate da un'umanità "legata" con robuste "sartie" all'inderogabilità della terra, sotto i raggi di una luna romantica e ispiratrice. Ed è veramente questo l'amore che anima e appassiona la nostra autrice:  È festa di labbra / dove la rena si posa in traduzioni saline. / L'anima in puro desiderio di te / sospende le brume nostalgiche / al di là del tutto il temporaneo Poi" (pag. 17). Ma traspare anche molta amarezza, una sorta di rimpianto o di rassegnata consapevolezza dell'irraggiungibilità della meta: "Cosa ci rende nostalgici? / Distanziati sul nostro promontorio / ciascuno con i piedi fuori dalla marea / a sentirci salvi ma opachi / senza l'onda che, pur ferendoci, / ci avrebbe portati via / ad infilare il volto sotto l'acqua e lì dormire / sotto le profondità. / E ci sono voci non malignità, / a bere il fondale fino all'ultimo addio." (pag. 16). E ancora: "Chissà com'è l'attesa di un incontro / quello spostamento / come mancanza di definizione. / Si perde dietro un tornante la voglia di te. / - Basterà oppormi ai tuoi no - / per ricucire la tenerezza di una città / sui fianchi in attesa del mio divenire. / Conosciamo le solitudini / - Ci sopravviveranno – " (pag. 44).
Un libro, quest'ultimo della Casulli, che a leggerlo si è condotti per mano in un universo fluido e nello stesso tempo denso di riflessioni, di considerazioni sull'intimo ma che si allargano a tutti, perché il pensiero di uno (dell'autrice) è condivisibile in generale, e il lettore stesso, "sostituendosi" emozionalmente all'autrice, fa propria la storia e l'avventura, l'idea e l'immagine, il desiderio e l'amarezza, insomma il viaggio della vita.
Anche lo stile, la modalità della composizione poetica, si uniforma al contenuto: nessun titolo è dato ai brani poetici della raccolta, ma soltanto una citazione-esergo in corsivo all'inizio di quelle che potremmo definire sezioni, ma che in sostanza hanno il pregio di "riassumere" in pochi versi ben centrati e illuminati il dire poetico della Casulli: autrice, poetessa, di sicuro spessore nell'attuale panorama poetico italiano.

Paola Casulli, "Sartie, lune e altri bastimenti", Edizioni La Vita Felice, Milano, 2017, Collana Agape; prefazione di Salvatore Contessini.

G.V.

15/9/17


giovedì 7 settembre 2017

Al via l’undicesima edizione del Premio Prata “La cultura nella Basilica”

XI edizione 2017
LA CULTURA NELLA BASILICA
Sabato 16 Settembre, ore 19.30
Basilica Paleocristiana della SS. Annunziata
(Prata P.U. Avellino)

L’evento ha ricorrenza annuale e, col tempo, è riuscito a porsi all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale tanto da essere inserito nei circuiti di rete del sito dell’UNESCO. La cerimonia di premiazione della undicesima edizione si terrà Sabato 16 Settembre, alle ore 19.30. Cornice e cuore pulsante dell'evento è la Basilica Paleocristiana della SS. Annunziata, uno dei luoghi di culto più antichi del Meridione e sede di attività religiose anche in epoca pagana; il Premio Prata, infatti, nasce innanzitutto per valorizzare questa meravigliosa testimonianza del passato, capace di emozionare ancora oggi con la sua bellezza. A condurre la manifestazione, come di consuetudine, saranno Gigi Marzullo, giornalista RAI, Barbara Ciarcia e Nello Fontanella giornalisti de “Il Mattino”. I saluti saranno affidati al Sindaco di Prata di Principato Ultra  Bruno Petruzziello, a Gianni Festa direttore de “Il Quotidiano del Sud”, a Pierluigi Melillo direttore di Otto Channel. Ospite della serata l’attore Sebastiano Somma. Recital di Paolo De Vito “Quanti passi…” con Gianluca Marino, Giuseppe Musto e Salvatore Santaniello. Il Premio è curato e gestito dall’Associazione Premio Prata con presidente Antonietta Gnerre, vice presidente Armando Galdo. Il Premio si articola in varie sezioni con lo scopo di esaltare il mondo culturale e quello della comunicazione, della ricerca scientifica e dell’impegno civile e sociale.
Riceveranno il Premio Prata 2017: Antonio De Iesu (Questore di Napoli), Rosario Cantelmo (Procuratore Capo della Repubblica di Avellino), Ottavio Lucarelli (Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania),  Fabrizio Filippone (Capo redattore di Studio Aperto), don Maurizio  Patriciello (Parroco e opinionista di Avvenire), Vincenzo Mascolo (Direttore artistico di Ritratti di Poesia), Modestino Di Nenna  (Regista), Andrea Cati (Presidente di Interno Poesia), Massimo Morasso (Poeta), Aurelio Picca (Scrittore e giornalista), Andrea Fabbo (Dirigente medico geriatra), Marika Borrelli (Scrittrice e giornalista). Menzione speciale al Presidente nazionale della Fibes, Peppino Colarusso.

Manifestazioni Collaterali: Gianni Maritati (Giornalista Rai e scrittore), Mario Fresa (Critico letterario e poeta), Wanda Marasco (Scrittrice), Cinzia Demi (Poetessa e critico letterario) riceveranno il Premio nell’ambito delle “Manifestazioni collaterali”. Il cartellone degli eventi sarà disponibile dopo la cerimonia del 16 settembre.


L’Associazione Premio Prata ringrazia per la fattiva collaborazione il parroco Padre Tommaso Violante, il Comune di Prata di Principato Ultra, il Direttore artistico, la giuria “Amici del Premio”, il Comitato dei Garanti, i Presidenti onorari, il Premio giornalistico e letterario Marzani di San Giorgio del Sannio, Associazione Incontri di Civiltà, Associazione La Piccola Cometa, la Fondazione Gerardino Romano di Telese Terme, gli sponsor Antonio Freda  Edil C.o.m., e Azienda Calafè di Petrillo di Prata Principato Ultra, Med Trade Srl di Pratola Serra, Iside s.r.l. (essenza delle erbe) di Venticano. 

Premio Prata, Presidente Antonietta Gnerre, Vice Presidente Armando Galdo, Direttore Artistico Rino Bianchi, Segretario Alfredo Petrillo. Presidente Onorario Claudio Damiani, Presidente Emerito Davide Rondoni.

Giuria “Amici del Premio”
Presidente: Cosimo Caputo. Vice Presidente Enzo Rega.
Giurati: Monia Gaita, Domenico Cipriano, Francesco Filia, Giovanna Pisano, Enzo Parziale, Rita Pacilio, Cinzia Marulli, Melania Panico, Giuseppe Vetromile, Francesco Iannone, Michela Marano, Maurizio Soldini, Rossella Ripa, Assunta Panza.  

Comitato dei Garanti: Felice Casucci, Gianni Festa, Annibale Discepolo, Michela Petrillo, Floriana Guerriero, Paolino Marotta, Paolo Saggese, Licia Giaquinto, Emilia Bersabea Cirillo, Serina Stamegna, Valentina Neri, Giuseppe Freda, Bruno Menna, Alfonso Amendola, Carlangelo Mauro.



venerdì 28 luglio 2017

La "materia grezza" di Aurora De Luca

"Che tu abbia materia grezza, / che tu sia legno di zattera / e saturo di sale vada stupito / a domandar dove andare. / Che tu non abbia ori nello sguardo, / né aquiloni nelle braccia, / ma verità negli occhi / e grazia giù a fondo, / per le strade delle ossa. / Che tu abbia materia grezza / e genuina essenza".
Ecco, partirei da questi versi centrali e fondamentali, sui quali la giovane poetessa Aurora De Luca fonda la sua creatività poetica, per riflettere brevemente su questa nuova opera dell'autrice.
In realtà l'idea di plasmare la materia grezza, in qualche modo, per poterla poi trasformare o addirittura trasfondere in qualcosa di esteticamente bello, non solo, ma anche in qualcosa di utile per se stessi e per la società, che susciti vibrazioni interiori, impressioni che sommuovono la mente e soprattutto il cuore, insomma in qualcosa di "artistico", è sempre stato il sogno dell'uomo "creativo", che poi realizza l'opera: un quadro, una scultura, un brano musicale, un romanzo, un'opera letteraria, una poesia. Dalla chimica dei colori e dalla loro unione, il quadro sul grezzo della tela; dal grezzo del marmo o del bronzo, la scultura sopraffina; dal grezzo delle parole, unite tramite una struttura idonea e mai ripetitiva, sempre originale, la poesia!
Conobbi Aurora De Luca in occasione di un premio letterario importante, e poi ancora, successivamente, sempre nell'ambito di una premiazione di un altro concorso altrettanto noto; lei era molto giovane, ma già si distingueva dagli altri coetanei che frequentavano il difficile percorso poetico e letterario, per il suo dire incisivo e nello stesso tempo dolce e determinato. Il suo curriculum letterario è pertanto ben nutrito e tantissime sono le iniziative e le pubblicazioni in cui figura.
Questa sua "Materia grezza", ultima pubblicazione che ho avuto il piacere di leggere, primo premio Minturnae XXXIX edizione e primo premio poesia edita al Città di Mesagne del 2016, merita un encomio particolare per l'originalità e la schiettezza della sua voce poetica. Si tratta di una raccolta omogenea e continua, priva di suddivisioni in sezioni o comparti, il che conferisce all'opera la giusta compattezza e fluidità, caratteristiche importanti in un progetto poetico di ampio respiro, dove l'autore, o l'autrice in questo caso, tende ad esaudire e completare tutto il suo pensiero.
E dunque Aurora De Luca parte da questa idea del grezzo, dell'informe, del primordiale, direi quasi del disordine, per giungere, o perlomeno tentare di giungere, a forme decise e precise di enunciati lirici, a stati d'animo aperti all'amore e alla natura, all'uomo, a riflessioni costruttive e positive, il tutto mediante un verso che è spronante, che è chiaramente modulato dal cuore ed è anelito di apertura al cosmo: "Ci sono raggi di sole / nei gesti di terra e di fango, / dietro alle nuvole. / Ci sono ovunque promesse di vendemmia, / acini che hanno dentro il sapore / dei giorni passati, / dell'inverno bevuto dalle radici." (da "Attimi", pag. 27).
Aurora De Luca raccoglie infatti la vitalità della natura e la trasfonde nel proprio animo, tramite i suoi versi; raccoglie la "materia grezza" ancora inconsapevole della propria potenzialità e la nobilita forgiandone amore e passione su una struttura poetica consona e del tutto aderente allo scopo: "Che noi siamo mossi / da questa primizia euforia, / che infesti e ci invada / le membra di carne, / che le metta a fuoco di vita, / così noi vivi, arsi e bruciati, / ce ne andiamo ignari / camminando nell'inverno, / pieni di luce e di calore e di fiumi odorosi. / Che ci sia in noi questa stupita euforia, / e permanga, / sì, come montagna immobile, / nella sua respirabile seta d'aria." (da "Seta d'aria", pag. 26).
L'amore che rinasce dalla materia grezza, primordiale, del cosmo, si riversa dunque in un "tu" sottolineato, al quale l'autrice sembra rivolgersi; ma è possibile che si tratti di un "riflesso", come argutamente afferma Domenico Defelice nella sua dotta prefazione. Un "tu", un "alter ego" sovente usato da molti poeti per parlarsi, per riflettere su se stessi e stabilire un dialogo proficuo e costruttivo. È quanto fa la nostra autrice in molti testi di questa sua pregevole raccolta: "… E allora ti lascio piccoli ciottoli / a fare da strada, / piccoli, soli, / e cadono dalle mie tasche / senza di me, / ma se tu li segui / è da me che verrai." (Da "È da me che verrai", pag. 37). Una ricongiunzione interiore che, dopo aver tratto vigore e significato dalla "materia grezza", restituisce all'autrice e ai lettori un quadro affascinante ed esaustivo del progetto poetico della nostra giovane poetessa.

Aurora De Luca, "Materia grezza", Genesi Editrice, Torino, 2014. Nota introduttiva di Sandro Gros-Pietro, prefazione di Domenico Defelice, introduzione di Franco Campegiani, postfazione di Sandro Angelucci.

G. Vetromile

28/7/17

domenica 16 luglio 2017

L'enigma cosmico di Giuseppe Meluccio

"Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera." Così ci illuminava Salvatore Quasimodo con i tre versi tra i più sibillini, e nello stesso tempo colmi di una verità filosofica ineccepibile, di tutta la produzione poetica dell'ultimo novecento. E se il nostro grande poeta di Modica ha voluto concentrare e sintetizzare la problematica della vita, della quotidianità, nella naturale allusione ad una fine materiale, naturale ed umana, ineluttabilmente prossima, indicandoci più o meno velatamente che la solitudine dell'uomo, pur corroborata da istanti fuggevoli di luce, di ricercata felicità, è destinata comunque a rimanere tale fino al termine della vita, ci possiamo chiedere se esistano altre considerazioni, di natura diversa e magari più scientifiche, che portino alle medesime conclusioni. E allora cito: "Ognuno è una retta / in questo intricato fascio improprio / e l'invisibile vettore supremo / conduce inesorabilmente / agli immensi abissi cosmici / del perché".
Sono questi i versi tratti da "Funzioni pedagogiche di sesto grado" (pag. 19) e riportati in quarta di copertina, del giovane poeta Giuseppe Meluccio, autore del libro "L'enigma cosmico", Opera Prima, Edizioni La Vita Felice, diretta e curata da Rita Pacilio. Giuseppe Meluccio, che vive nel nolano, è anche lui uno studente dell'ultimo anno del Liceo Scientifico Medi di Cicciano, e frequenta come Ilaria Vassallo, di cui abbiamo già parlato, il Laboratorio di poesia di Carlangelo Mauro.
Giuseppe Meluccio mutua dunque dal mondo scientifico, e in particolare dalla fisica e dall'astrofisica, il suo ideare poetico, basando il suo dettato e persino il suo stile, su un linguaggio che è proprio di quel mondo, di quella realtà. Ecco perché allora i due filoni, quello psicologico e umanistico di Quasimodo, e quello scientifico del Meluccio, si incontrano alla fine, si inverano ambedue sul punto di congiunzione del grande Mistero della Vita e del Creato.
E' una modalità diversa, naturalmente, quella di Giuseppe Meluccio, come quella di tanti altri poeti (ad esempio Bruno Galluccio, tanto per citare un nostro grande contemporaneo, autore peraltro dell'ottima postfazione al libro) che prediligono la via scientifica per esprimere i loro pensieri e persino la loro filosofia di vita in "caratteri" poetici, con versi che solo apparentemente hanno un'oscurità dovuta ai termini e al linguaggio, ma che colpiscono e coinvolgono indubbiamente per la loro profondità e contenuto. Si parte da lontano, magari dai confini dell'universo, persino dai buchi neri, oppure si parte dal profondamente piccolo, dagli atomi e dai bosoni di Higgs, dalle ultime teorie quantistiche e relativistiche, per giungere in fondo a che cosa? Al mistero della vita e dell'esistenza: "Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera!"... Appunto!
Ma veniamo più nel dettaglio all'"Enigma cosmico" di Giuseppe Meluccio. Un progetto corposo, intenso, ben strutturato, dove sicuramente troviamo anche l'impronta di una organizzazione letteraria sopraffina e competente, quale quella della Casa Editrice La Vita Felice e della curatrice della Collana Opera Prima Rita Pacilio, autrice anche della prefazione. Il libro infatti è stato "amato", seguito ed accompagnato fino alla sua realizzazione, come del resto è abitudine della casa Editrice, perché è un progetto validissimo e meritevole di essere pubblicato e diffuso. Sei sono le sezioni del libro, nelle quali il giovane autore ha voluto esprimere le sue idee poetiche con altrettante sei diverse coloriture, se così vogliamo dire, ma nulla togliendo alla continuità e alla compattezza del dialogo. "Palingenesi", "Inflazione", "Contrazione", "Ecpirosi", "Frammentazione", "Apocatastasi", sono dunque i sei comparti, il cui titolo rimanda ad altrettante voci scientifico-filosofiche: termini spiegati con perspicacia in una nota-glossario in appendice al libro, insieme ad altre definizioni non di uso comune ma appartenenti al mondo scientifico (e questa è stata davvero una idea luminosa, perché offre la possibilità anche al lettore meno acculturato su certi argomenti strettamente scientifici, di ampliare nel razionale la sua impressione interpretativa di primo acchito).
L'"Enigma cosmico" ha dunque ripercussioni, se così vogliamo dire, nella filosofia della quotidianità, nella vita e nei problemi di tutti i giorni: è una trasposizione dal grande mistero cosmico che ha dato inizio al tutto, alle minime (ma non per questo meno determinanti) condizioni umane: "Una debolezza ho: questa. / Questa parola che non pensa, / che non si infutura, / che non si fa umanizzazione dell'universo, / che non si fa scienza. / Perché in verità, in verità / sappiamo tutti che (più che umani) / siamo scienziati." (pag. 17). E' qui il dramma sottinteso dall'autore, e cioè che a tutti i costi si vuol dare una spiegazione scientifica e razionale all'esistenza, all'"enigma cosmico", quando poi sarebbe necessario, in misura maggiore, ascoltare il lato umano e spirituale del mistero per estrinsecarlo.
"Tutto / inviolabile / cubo cupo / devastante / tutto / E noi / buchi trafelati / in vitale attesa / di essere otturati / dal nulla" (pag. 23), leggiamo ancora; una "chiusura" devastante, denotata anche dalla presenza della vocale "u" (cubo cupo, tutto…), è ancora la constatazione di un universo enigmatico che tentiamo di spiegarci, ma che che ci implode dentro in tutta la sua complessa indeterminazione.
Un libro complesso e intelligente, perché il linguaggio e addirittura le argomentazioni scientifiche utilizzate dal Meluccio per spiegare e spiegarsi in qualche modo il mistero del cosmo e della vita, riportano senza dubbio, e anche in modo veramente poetico, all'intramontabile chiedersi "perché siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare".


Giuseppe Meluccio, "L'enigma cosmico", La Vita Felice Edizioni, 2017, Collana Opera Prima diretta da Rita Pacilio. Prefazione di Rita Pacilio, postfazione di Bruno Galluccio.

G.V.
16/7/2017

mercoledì 28 giugno 2017

La "muta vitalità" di Ilaria Vassallo

La Poesia è tale se travolge l'intera persona quando si trova al cospetto di essa, quando il lettore, per dirla in breve, è totalmente interessato non solo dal significato complessivo del testo poetico, ma anche dai suoni che gli riecheggiano interiormente, dagli scivolamenti oltre il razionale, dall'impeto di una novità che si fa strada nella sua mente e nella sua interiorità: poesia come vera e propria opera d'arte, con la differenza (minima) che ad incantare l'osservatore-lettore sono le parole e ciò che esse veicolano, tutto il bagaglio di sensazioni-emozioni che suscitano.
Ed eccone un bell'esempio. Siamo di fronte ad una vera piacevolissima novità poetica: la voce di una giovane studentessa, Ilaria Vassallo, del nostro territorio campano (vive nel nolano), che finalmente esce, come pochi sanno fare, dai soliti schemi o codici appurati e consolidati di una poesia sentimentale e autoreferenziale, per avventurarsi su linee di confine che pur mantenendo la corposità del testo e un dettato poetico molto significativo e puntuale, dettagliato nei minimi termini come vedremo meglio fra poco, narrano e propongono aspetti e figurazioni nuove o rinnovate: tanto nel contenuto quanto nella forma, improntata ad uno stile di scrittura del tutto personale ed originale.
Leggendo il suo testo, più di una volta, mi viene in mente il realismo terminale di Guido Oldani, che come sappiamo propone una visione diversa del mondo poetico cui siamo abituati, e cioè la "delocalizzazione" del soggetto poetico rispetto all'oggetto: è quest'ultimo che diventa il protagonista del discorso poetico, e non la persona che ne parla. Ora, constatato che questa nuova corrente, o movimento poetico, pensata e fondata dal noto poeta Guido Oldani (si consulti ad esempio l'Antologia "Novecento non più", a cura di Diana Battaggia e Salvatore Contessini, La Vita Felice 2016), non può certamente esplicitarsi in pochissimi righi, e non essendo questa la sede per parlarne, resta però il fatto che Ilaria Vassallo, a mio modesto parere, in molti tratti della sua poetica ne sembra percorrere i dettami: "… cuoio di un orologio, cinturino nuovo, / sostituisce stanotte il metallo stridente, / immaginare che sia quello di tuo / nonno, irrorato di memoria" (pag. 25). E ancora: "un giorno, / in un momento, / forse in paradiso, / o nei purgatori / di diavoli pensanti, / un sasso della strada / che costeggia la campagna / mi chiederà. / ne sono certo. / com'è vivere, / come farlo al meglio, / un consiglio. / ma solo lì l'avrò ascoltato" (pag. 61).
Sono solo due esempi, ma credo che bastino per dare una sia pur minima indicazione sull'aderenza, forse inconsapevole, da parte della giovane autrice al movimento di Oldani. Ma altri tratti originali caratterizzano certamente il dettato poetico di Ilaria, e sono principalmente costituiti da una speciale e sorprendente capacità di frazionare le cose, gli oggetti e i pensieri; uno scendere ai minimi termini, fino alle singolarità oggettive, che sono trattate con distanza e distacco dall'autrice, come se non appartenessero quasi all'io narrante, pur conferendo in esse una vitalità inaspettata, una "muta vitalità", appunto!
Notiamo quindi questa "immersione" dell'autrice nelle cose di tutti i giorni, nei dettagli anche minimi che, con la forza della sua parola poetica, prendono vita quasi autonoma, narrano quasi di sé in prima persona, e l'"io" creativo della poetessa si "trasferisce" in questi frammenti di vita oggettivi, in un puzzle composito ed esteso a tutta l'esistenza. Non è un annichilirsi negativo, bensì un voler osservare al microscopio della mente e dell'arte poetica le situazioni contingenti e le conseguenti aspettative emozionali: "carte lucide di vernice, / che piego tra le dita, / stendo, / strappo, / mentre vi parlo. / carte di caramelle, / che sentono / decollare piano / il tepore / della mia inadeguatezza. / esplicita parola necessaria." (pag. 49).
Risulta ancora evidente la particolare attenzione posta dall'autrice nel concretizzare il suo progetto poetico, utilizzando uno stile di scrittura personalissimo, dichiaratamente fuori dall'usuale, ad esempio evitando i titoli per rendere più omogenea e continuativa tutta l'opera, che è divisa in quattro sezioni giusto per compartimentare la struttura complessiva, come se fossero gli atti di una commedia teatrale. E poi c'è questo io narrante al maschile: una scelta originale e oculata, che, come afferma Rita Pacilio nella sua dettagliata prefazione, "non è gioco estetico, ma squisita simbologia del confine/limite identitario dell'essere umano".
Un'Opera Prima, questa di Ilaria Vassallo, che ha senza alcun dubbio premiato la dura selezione operata da Rita Pacilio che ne dirige la Collana per conto delle Edizioni La Vita Felice. Una selezione attenta ed eseguita con grande competenza letteraria, volta a individuare nuove Voci interessanti, come appunto quella della Vassallo, in un contesto poetico nazionale molto spesso sovrabbondante per quantità ma poco significativo per qualità e originalità.
Il libro, oltre all'approfondita prefazione di Rita Pacilio, è arricchito da una postfazione di Maurizio Cucchi.
Un libro di poesie autentiche, un'autrice giovane ma già sicura di sé, determinata (e da noi incoraggiata) a proseguire il suo itinerario poetico e letterario raffinando vieppiù la propria ricerca e il proprio stile.

Ilaria Vassallo, "Una muta vitalità", La Vita Felice 2017, Collana Opera Prima diretta da Rita Pacilio. Prefazione di Rita Pacilio, postfazione di Maurizio Cucchi.

Giuseppe Vetromile

28/6/17

venerdì 16 giugno 2017

"Inquiete Indolenze", la nuova Antologia di Fermenti

E' da poco uscita la nuova Antologia nr. 11 di Fermenti, dal titolo "Inquiete Indolenze", curata dal poeta e giornalista napoletano Raffaele Piazza.
Il volume si compone dei testi poetici di: Giovanni Baldaccini (interpretazioni onirico-psicologiche), Franco Celenza (analisi interiori tout-court), Bruno Conte (scrittura reinventata), Antonino Contiliano (sperimentazioni magnetiche), Gianluca Di Stefano (trasgressività mordace), Edith Dzieduszycka (trasfigurazioni rarefatte), Marco Furia (filosofizzazioni anti maniera), Maria Lenti (tragiche rievocazioni epocalo-contingenti), Loris Maria Marchetti (amorose sintesi), Dario Pasero (dialetto piemontese, con guide a fronte), Antòn Pasterius (ludismo giocoso), Pietro Salmoiraghi (nichilismo cosmico), Italo Scotti (politicità sociale), Antonio Spagnuolo (distacco rievocativo-sublimato), Liliana Ugolini (misteriose formule ontologiche), Silvia Venuti (grazie e levità trasfigurate), Vinicio Verzieri (connubio di segni e parole da legare e slegare), Giuseppe Vetromile (erotismi esistenziali).
La raccolta antologia è ben curata da Raffaele Piazza, che dedica a ciascun Autore ampio spazio critico e bibliografico.

Un'opera da tenere in grande considerazione.

"Inquiete Indolenze", Antologia nr. 11, Fermenti Editrice 2017, Roma; a cura di Raffaele Piazza; 
pp. 276, Euro 22

G.V.
16/6/17


"Gusti di...versi", Ristorante Albergo dei Baroni, Sant'Anastasia (Na), 13 marzo 2015

La mostra "Il respiro della materia / I colori dell’anima"

Due poesie di Gerardo Pedicini

L’ombra del tempo

(per Sergio Vecchio


L’ombra del tempo

è ferma alla tua porta

e tra i rami

vigila la civetta,

cara agli dei.

Nel silenzio della notte

avanza il giorno tra le spine

e il vento rode

le vecchie mura sibarite

intrise d’acqua e di memorie.

Dorme nel profondo la palude:

il Sele discende lento fino al mare

e svuota le tombe dei sacrari.

Ora è l’antica Hera,

ora è Poseidon a indicarti il cammino.

Alla deriva del vento

il tuo passo di lucertola

è rapido volo d’uccello.

Sotto la tettoia scalpita il treno

sugli scambi e rompe le stagioni

nel vuoto delle ore.

Nel laboratorio acceso di speranze

resti tu solo a sorvegliare

il perimetro antico delle mura

mentre vesti d’incenso i tuoi ricordi

tracciando sul foglio linee d’ombra.

***

I segni della storia

(ad Angelo Noce)


Cinabro è il fuoco dei ricordi:

passano rotte di terre nella mano

e sfilano i segni della storia.

Ombre e figure

alzano templi alla memoria.

Nell’antico corso del mare

si sospende la luce del giorno.

È un sogno senza fine.

Transita il tempo da un foglio all’altro

e incide in successione

ciò che già fu, ciò che sarà

nella tenue traccia del tuo respiro.

(Gerardo Pedicini)

Il libretto "I Poeti della rosa"