Taccuino Anastasiano è il proseguimento del Blog "Circolo Letterario Anastasiano", con il quale rimane comunque collegato (basta cliccare sul logo del CLA).
Sarà questo un blog essenzialmente dedicato alle recensioni, alle notizie letterarie, alle presentazioni di libri ed agli appuntamenti ed incontri relativi al nostro territorio vesuviano, e non solo: dedicheremo spazio a tutte le notizie interessanti che ci giungeranno, con lo scopo di fornire valide informazioni culturali e spunti di riflessione su temi di carattere poetico e letterario in generale.
Buona lettura e buona consultazione.

venerdì 16 giugno 2017

"Inquiete Indolenze", la nuova Antologia di Fermenti

E' da poco uscita la nuova Antologia nr. 11 di Fermenti, dal titolo "Inquiete Indolenze", curata dal poeta e giornalista napoletano Raffaele Piazza.
Il volume si compone dei testi poetici di: Giovanni Baldaccini (interpretazioni onirico-psicologiche), Franco Celenza (analisi interiori tout-court), Bruno Conte (scrittura reinventata), Antonino Contiliano (sperimentazioni magnetiche), Gianluca Di Stefano (trasgressività mordace), Edith Dzieduszycka (trasfigurazioni rarefatte), Marco Furia (filosofizzazioni anti maniera), Maria Lenti (tragiche rievocazioni epocalo-contingenti), Loris Maria Marchetti (amorose sintesi), Dario Pasero (dialetto piemontese, con guide a fronte), Antòn Pasterius (ludismo giocoso), Pietro Salmoiraghi (nichilismo cosmico), Italo Scotti (politicità sociale), Antonio Spagnuolo (distacco rievocativo-sublimato), Liliana Ugolini (misteriose formule ontologiche), Silvia Venuti (grazie e levità trasfigurate), Vinicio Verzieri (connubio di segni e parole da legare e slegare), Giuseppe Vetromile (erotismi esistenziali).
La raccolta antologia è ben curata da Raffaele Piazza, che dedica a ciascun Autore ampio spazio critico e bibliografico.

Un'opera da tenere in grande considerazione.

"Inquiete Indolenze", Antologia nr. 11, Fermenti Editrice 2017, Roma; a cura di Raffaele Piazza; 
pp. 276, Euro 22

G.V.
16/6/17


lunedì 5 giugno 2017

"L'Alfabeto Baudelaire" di Mario Fresa

Poeta chiama poeta: si entra nel mondo dei nostri predecessori che hanno già percorso le felici / sofferenti strade della poesia, si assorbono e si condividono i loro pensieri, le loro ideologie, le loro filosofie, la loro vita… per illustrarla di nuovo, per riportarla a noi, ancora e sempre viva e vivida.
Questo "attingere", come si fa calando un secchio in un pozzo d'acqua sorgiva, al mondo poetico trascorso, può verificarsi anche per la realtà poetica contemporanea. Molto spesso si tratta di "semplici" traduzioni, cioè di versioni in altra lingua di testi e componimenti originali. Altre volte, però, il protagonista, diciamo così, del lavoro di "recupero", non si limita ad una mera traduzione, per quanto raffinata e intelligente, bensì supera il difficile ostacolo della "versione", infondendo nell'opera originale nuova linfa e nuova vitalità, nuovo splendore.
È il caso di Mario Fresa, poeta finissimo, acuto critico letterario, che già da alcuni anni, oltre a scrivere di proprio, si dedica alla "reinterpretazione" di alcuni classici: si veda ad esempio l'ottimo lavoro su Marziale ("Omaggio a Marziale"), su Catullo ("Catullo vestito di nuovo"), su Apollinaire ("In viaggio con Apollinaire"). E dunque, questo recente "Alfabeto Baudelaire" del nostro poeta salernitano, instancabile "restauratore", in un certo senso, degli splendori poetici del passato, si pone certamente sulla stessa linea progettuale, in una veste ancora più ricca ed elegante nella sua sobrietà e serietà.
Si tratta di dodici testi tratti dai "Fiori del Male", l'eterno capolavoro con cui il grande poeta francese ha dato inzio alla modernità della poesia europea, anticipando il decandentismo e introducendo il simbolismo. Mario Fresa ha profuso in quest'opera tutto il suo ingegno letterario, ponendosi al centro del pensiero di Baudelaire ed eseguendone un'interpretazione originale e consona, scegliendo le seguenti poesie: "Benediction" (Benedizione), " À une passante" (A una passante), "Le Vampire" (Il Vampiro), "L'Albatros" (L'Albatro), "Le chat" (Il gatto), "Le mort joyeux" (Il morto lieto), "La musique" (La musica), "Les litanies de Satan" (Le litanie di Satana), "Correspondances" (Corrispondenze), "Spleen" (Spleen), "L'invitation au voyage" (Invito al viaggio), "Le vin des amants" (Il vino degli amanti).
Certamente è un'operazione validissima, che ha richiesto da parte di Mario Fresa uno studio accurato, volto a realizzare una selezione importante, che risultasse pienamente rappresentativa della grande e complessa opera "Les fleurs du Mal": da qui l'indovinato titolo del volume di Mario Fresa: "Alfabeto Baudelaire".
Il volume si presenta con una veste tipografica elegante, grazie anche ai preziosi disegni di Massimo Dagnino, disegni che, come giustamente afferma Davide Cortese nella sua attenta postfazione, sono collegati concettualmente ai testi poetici.
Accogliamo dunque quest'altra opera di grande valore del poeta e critico Mario Fresa, degna di rientrare nel novero delle più intelligenti e ben riuscite traduzioni in italiano del grande poeta francese.

G.V.


Mario Fresa, "Alfabeto Baudelaire", EDB Edizioni, Milano, 2017. Disegni di Massimo Dagnino, postfazione di Davide Cortese.

mercoledì 24 maggio 2017

Voci di Poet-Esse a Bologna

Il Centro Studi Sara Valesio ha organizzato una Tavola Rotonda dal titolo "Voci di Poet-Esse", che si terrà martedì 6 giugno alle ore 16.30 presso San Colombano (via Parigi 5, Bologna), e che vedrà protagoniste autrici di fama internazionale: Barbara Carle, Laura Corraducci, Bernadette Luciano, Tal Nitzán, Rita Pacilio, Francesca Serragnoli, Victoria Surliuga. L'incontro è a cura di Graziella Sidoli.
L'ingresso è libero ed è gradita la presenza di tutti.

Paolo  Valesio
Presidente  Centro Studi Sara Valesio

Museo della Città di Bologna
Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni
Via Manzoni, 2 – 40121 Bologna
www.centrostudisaravalesio.com
centrostudisaravalesio@genusbononiae.it

lunedì 22 maggio 2017

"'E pprete 'e casa mia" di Giovanni D'Amiano a Sant'Anastasia

Si svolgerà mercoledì prossimo 24 maggio, alle ore 17.30, nell'accogliente salone del Centro Sociale Amziani, sempre disponibile per incontri culturali di rilievo, grazie al neo presidente Franco Maione, la presentazione del libro "'E pprete ' casa mia", di Giovanni D'Amiano, Duemme Edizioni.
Si tratta di una corposa raccolta di poesie in dialetto napoletano, tutte dedicate alla vita e all'ambiente contadino, in particolare delle nostre zone rurali (da Volla a Sant'Anastasia); vi sono quindi moltissimi spunti di riflessioni e di approfondimenti, in quanto l'Autore descrive in perfetto napoletano l'autenticità di una realtà ormai quasi dimenticata, con termini, usanze, modi di dire, vocaboli in uso allora e che proprio il libro, grazie ad una poesia scorrevole e chiara, non priva di una certa ironia, riporta fino a noi: valori da recuperare e da tramandare ai nostri figli e alle future generazioni. Un'operazione letteraria colta e intelligente, quella del poeta Giovanni D'Amiano, che ha vissuto in prima persona, da bambino, quella realtà rurale, essendo i suoi genitori di estrazione contadina. Il libro infatti, oltre ad offrirci un dettato poetico in un napoletano perfetto, gradevole e assolutamente aderente alla realtà contadina di cui parla, ha anche il merito di recuperare quegli antichi valori che la modernità ha in qualche modo abbandonato. Il libro riporta anche le traduzione in italiano delle tantissime poesie scritte sui più svariati argomenti e personaggi del mondo contadino di allora, e un ricco glossario di termini e modi di dire, utilissimi per una maggiore comprensione di quella realtà.
Giovanni D'Amiano, nato a Volla e residente a Torre del Greco, ha esercitato la professione di medico pediatra; intensa è stata la sua attività artistica, in particolare nel campo della pittura, avendo realizzato moltissime opere e partecipato a diverse Mostre ed esposizioni; attualmente la sua principale attività è la poesia, in particolare in dialetto napoletano, di cui è apprezzato cultore e specialista. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie, la più recente delle quali è proprio "'E pprete 'e casa mia", un libro che sta ottenendo notevoli successi e lusinghieri apprezzamenti dalla critica e dal pubblico. Ha in preparazione un'altra raccolta poetica.
L'evento è patrocinato dal Comune di Sant'Anastasia, nell'ambito degli incontri programmati e organizzati dalla "Casa della Poesia di Sant'Agata de' Goti" in collaborazione con il Circolo Letterario Anastasiano di Giuseppe Vetromile. Interverranno, oltre all'Autore, il Sindaco Lello Abete e l'Assessore alle Politiche Sociali, Palmarosa Beneduce, mentre Giuseppe Vetromile introdurrà l'ospite e condurrà l'incontro.

Giuseppe Vetromile

20/5/17

martedì 16 maggio 2017

L'Arte nel sociale, una giornata di impegno civile a Napoli

Giovedì prossimo, 18 maggio 2017, alle ore 18, si svolgerà nella storica Basilica di San Giovanni Maggiore, a Napoli, rampe S. Giovanni Pignatelli, un evento di eccezionale rilevanza culturale organizzato dalla professoressa Grazia Paolella, Dirigente scolastico e scrittrice, con il patrocinio della Fondazione Ordine degli Ingegneri di Napoli e del Club per l'UNESCO di Napoli. "L'Arte nel Sociale", questo il titolo dell'evento, una giornata di impegno civile all'insegna delle maggiori arti: musica, poesia, pittura, danza e canto. Contribuirà alla sicura riuscita dell'evento il noto pittore Luigi Franzese con le sue pregiate opere.
Il programma molto ricco di interventi è il seguente:

Introduzione di Grazia Paolella
Saluti di Luigi Vinci Presidente Ordine Ingegneri Napoli
Presentazione della pittura di Luigi Franzese
Giovanni D’Amiano: “Matina ‘e maggio” e “Uocchie ca canosco”
Anna Rita Scognamiglio - Rosario Pignatelli:
“Ritorna vincitor” dall' “Aida” di G. Verdi
Vera D’Atri: “Sulla tessitura delle prove…” e “Nel moto languido dello stupore”
Anna Rita Scognamiglio - Rosario Pignatelli:
“O patria mia” dall' “Aida” di G. Verdi
Bruno Galluccio: “Ci scaldiamo al racconto” e “Il cielo che si ricomponeva…”
Anna Rita Scognamiglio - Rosario Pignatelli:
“In alto mare” da “I vespri siciliani” di G. Verdi
Rita Pacilio: “Era stata già cucita a Mali” e “S’increspa il lago di Nemi”
Anna Rita Scognamiglio - Rosario Pignatelli:
“Santo di Patria” da “Attila” di G. Verdi
Enzo Rega: “Mille e ancora mille” e “Toledo”
Un po’ di Fado …
Coreografia di Andreina De Gregorio
Imma Caro Esposito sulle note di Barco Negro di Amalia Rodriguez
Luigi Trucillo: “Per Ethel Rosemberg” e “I vecchi”
Anna Rita Scognamiglio – Rosario Pignatelli:
“Tu che le vanità” dal “Don Carlo” di G. Verdi
Raffaele Urraro: “… è guerra!” e “Non sono una donna”
Anna Rita Scognamiglio – Rosario Pignatelli:
“In questa reggia da "Turandot" di G. Puccini
Giuseppe Vetromile: “Al canto del gallo” e “ Si sta sempre sotto il cielo”
Per ridere un po’…
Poemetto satirico: “Eccomi qua”
Salvatore Violante: “Mercato in libertà” e “Mentre l’anno arriva in fondo”
Anna Rita Scognamiglio - Rosario Pignatelli:
“Vissi d'Arte" dalla "Tosca" di G. Puccini
Saluti

Rosario Pignatelli: "Va’ pensiero" di G.Verdi

Si tratta come è evidente di un programma molto ricco ed articolato, sicuramente allettante, con un magnifico parterre di artisti, in una splendida location partenopea, che, da sola, già merita!
L'ingresso è libero, è gradita la presenza di tutti.

venerdì 21 aprile 2017

"La Poesia di Parthenope", strutture linguistiche napoletane

Inizierà a metà maggio la nuova rassegna "La Poesia di Parthenope", ospitata dalla ormai attivissima Libreria Mancini, già sede dei noti incontri "Un caffè da Mancini". La nuova rassegna è nata da un'idea di Gennaro Maria Guaccio (presidente dell'Associazione Culturale "I Ponti dell'arte"), che sarà coadiuvato dal poeta Nazario Bruno Napoli e da Giuseppe Vetromile del Circolo Letterario Anastasiano; gli incontri, che si svolgeranno, anche questi, nella Libreria Mancini, sono dedicati esclusivamente al vernacolo napoletano. L'intento principale è quello di creare momenti di aggregazione e di interesse sulla poesia napoletana, con letture, dibattiti, modalità e metodi espressivi. Non un corso o un laboratorio vero e proprio, bensì una luce, un suggerimento che possa in qualche modo suscitare nel pubblico e negli amanti del dialetto napoletano, un desiderio di approfondimento e per migliorare la propria modalità di scrittura in versi.

Il primo incontro è previsto per lunedì 15 maggio, alle ore 17.30. Giuseppe Vetromile coordinerà gli interventi di: Gennaro Maria Guaccio ("La questione linguistica") e di Nazario Bruno Napoli ("Seguendo Iandolo"). Seguirà la lettura e il commento di alcuni testi da parte dei poeti Giovanni D'Amiano, Liliana Palermo, Margherita Savastano e Gaetano Siviero.

Alcuni momenti della riunione preparatoria del 21 aprile presso la Libreria Mancini







venerdì 7 aprile 2017

L'"Inverso ritorno" di Angela Ragusa

Il tema del "ritorno" è sempre stato caro ai Poeti, sin dall'antichità: se non altro per narrare vicende e storie del passato che abbiano coinvolto direttamente o indirettamente gli autori stessi.
Questa nostalgia, questa – direi quasi necessità – di far rivivere il passato, di riportare al presente la storia, i ricordi più significativi, appare evidente nel nuovo libro di poesie di Angela Ragusa, dal titolo "Inverso Ritorno", edito da Giovanna Scuderi di Avellino. Il titolo, come sovente accade, sia in poesia che in narrativa, vuole essere in un certo qual modo un'indicazione sintetica ed efficace dell'argomento trattato, del progetto che si intende proporre. Qui non abbiamo però un semplice ritorno, ma un "inverso ritorno", titolo apparentemente enigmatico, perché denoterebbe un ritorno al contrario, cioè non specificatamente un abbandonarsi al semplice ricordo di cose e di storie ormai trascorse, bensì un vero e proprio recupero, una trasposizione nel presente, un'attuazione reale e realistica della memoria, quasi come se fosse vissuta, o meglio rivissuta, nel presente.
Non si tratta quindi di ricordare semplicemente: non un semplice nostos, ma un vero e proprio disegno che prende forma nuovamente, la storia o le storie di un tempo che, grazie alla magia dei versi di Angela Ragusa, riprendono vita e vitalità. Un ritorno "dalle origini", quindi, e non un ritorno "alle" origini. Ecco quindi che si potrebbe dare un senso al titolo della raccolta, titolo che è denso di significati e racchiude a mio parere molto bene tutto il progetto poetico dell'autrice. E in effetti è lei stessa ad affermarlo, nella prima poesia del libro dal titolo omonimo, quando dice: "Assaporare di nuovo il gesto perduto / nell'appropriarsi di un luogo che culla / ritorna a dondolare nel dubbio se è meglio / spogliare la memoria di ciò che d'antico / ancora risuona nell'alveo del cuore / o lasciare che il sole s'affretti ogni giorno / a tingere di oro facciate di chiese, / incastonate su greche colonne / issate a vanto di una vecchia genìa…". E' proprio in questi versi che traspare in pieno il desiderio e l'idea creativa di riportare al presente, in un inverso ritorno, appunto, il sapore dell'origine, della culla, o altrimenti abbandonare e distaccare il ricordo, quei ricordi, che tanto hanno contribuito e nutrito la sua origine: un dilemma, un dubbio che si può risolvere annotando e scrivendone per riportare in avanti, qui al presente, quel mondo, quella realtà passata, quelle emozioni.
E' anche sotto questo aspetto che la nostra Autrice si immedesima nella figura del migrante: nessun’altra situazione può infatti riferirsi al nostos, al ritorno, di quella del migrante, in ogni epoca e in ogni contesto sociale: memore dei grandi sacrifici e delle abnegazioni che questo fenomeno storico comporta, e ha sempre comportato, Angela giunge a comporre dei versi bellissimi che dicono: "Migrante è l'uomo di se stesso, / nel Nostos è la sua utopia. / Sacca colma di nulla il suo fardello. / Ogni giorno si appresta al mare / e come pescatore tra le reti / cerca la sua chimera".
E non poteva mancare, nel progetto poetico tematico di Angela Ragusa, il fondamento di tutti i ritorni, il principale riferimento di ogni nostos, su cui si accolgono e si distendono i ricordi: il mare, mondo azzurro e infinito, che è e sarà sempre teatro delle vicissitudini dei migranti di ogni epoca, dei navigatori in ogni senso. E a questo proposito i versi di Angela in “Ritorno al mare”: “Di salsedine riveste la mente lasciata nei luoghi / sabbie dorate, a ritrovar quell’orme / il mare le avrà inghiottite, tempesta di notte, / lampeggiando solitari scogli d’inverno".
Angela Ragusa ha quindi realizzato un’opera in versi davvero importante e senza dubbio completa, in quanto basandosi sul tema dell’attualizzazione della memoria, del nostos, prende in considerazione in modo ampio non soltanto la parte strettamente legata ai suoi ricordi personali, ma anche i risvolti geografici, storici, sociali che hanno implicato e che implicano la sua esperienza trascorsa nella sua terra d’origine, dalla nascita fino al suo trasferimento in Campania, a Montesarchio, città in cui ora ella vive ed opera. Leggiamo ad esempio in “La notte di Aretusa”, che ci richiama alla memoria la bellissima Fonte del lago di Ortigia, a Siracusa, cantata anche da Quasimodo… “…L’universo che si insinua nell’abbraccio / che pare lago, le ellissi e le comete, / un cosmico silenzio nella notte di Aretusa. / Alla fonte, sono cascate lingue rosse / di buganvillee arrampicate e batuffoli / ad incipriar le gote, fiocchi di papiro / verde a solleticar la luna.”….
E ancora, in “La ginestra di Salina”: “Scivola tra i pendii la ginestra. / Solitaria di giallo risplende. Come il sole. / Sciara di lava il suo letto, ora freddo ora nero / che la calura del giorno arroventa / e fa brillare di ferroso scintillio…
Ma il maggior coinvolgimento della nostra brava autrice nel tema del ritorno, in questo suo libro, è costituito a mio avviso dalle esperienze personali, dal suo intenso e indimenticato vissuto in terra di Sicilia, che ella riporta a noi qui nel presente, rendendoci partecipi di emozioni intense e straordinarie. Non si tratta sempre di ricordi gioiosi, purtroppo, come nel caso della poesia “Fiore, sbocciavi..”, in cui con versi accorati e intensi la nostra autrice ricorda episodi molto tristi del nonno: “… Bambina costretta a ceder quel letto / che in cinque anni di guerra era stato / culla di te e della mamma, fiato con fiato. / Un estraneo che arriva a dettare una legge / del padrone che scorda di essere padre / e che in ginocchio costringe a lavare i suoi piedi.”… E quindi, generalizzando in un quadro di mesta sottomissione in cui la donna era immersa in Sicilia, e non lì soltanto!, nei versi successivi leggiamo: “E tante le cose che ancor mi racconti del tempo / in cui la femmina muta doveva restare / nella Sicilia dei neri mantelli e degli sguardi abbassati”…
E ancora il ricordo della nonna, nella bellissima lirica “Via Gioberti”, dove accanto alla sua figura rivivono angoli e scorci della sua città: “Ti ritroverò tra quei gesti antichi, / nelle strade che furono gioco, / agli angoli incrinati di quelle terrazze / cocenti al sole dei miei ricordi. / Nelle sere d’estate, il vociare dei bimbi, / e tu che seduta, fissavi l’intreccio / che il filo di seta componeva al telaio”…
Una raccolta poetica compatta, che si legge e si fa leggere dalla prima all’ultima poesia senza difficoltà ma con grande piacere, perché fluida e senza interruzioni. Il libro infatti non è diviso in  sezioni o capitoli. Tutto l’universo poetico del ricordo, della rivisitazione, della riproposta, è evidente in questa recente raccolta di poesie che, come afferma giustamente anche l’illustre prefatore, prof. Franco Martino, sono altamente liriche e profuse di una musicalità e di un ritmo veramente considerevoli. L’efficacia del dettato poetico è tale, poi, da riprodurre pienamente le sensazioni, i colori, le solarità, i profumi, i sentimenti e tutto quanto permeava il mondo siciliano della nostra poetessa.
Angela Ragusa, con questo suo Inverso Ritorno, ha in effetti realizzato un poema denso e compatto ma nello stesso tempo delicato e utile, non soltanto per l’autrice stessa, per un suo forse necessario appuntare e rinvigorire ricordi importanti del suo trascorso, ma anche per noi lettori, avendoci offerto la possibilità di conoscere realtà di un mondo intramontabile, con i suoi panorami stupendi, la sua storia, la sua civiltà e le sue usanze, che, per quanto discutibili sotto certi aspetti dell’emancipazione femminile e della giustizia sociale (omertà, sottomissione, migrazioni), restano pur sempre caratteristiche peculari e riferimenti precisi da cui partire per migliorare sempre di più questo nostro mondo martoriato.

La poesia, come sempre, è e rimane mezzo valido, in qualsiasi situazione e contesto, e per qualsiasi tematica sociale e umana, per testimoniare, salvaguardare, indicare ed eventualmente migliorare lo stato delle cose.

"Inverso Ritorno", di Angela Ragusa, Edizioni Scuderi, Avellino, 2016

"Gusti di...versi", Ristorante Albergo dei Baroni, Sant'Anastasia (Na), 13 marzo 2015

La mostra "Il respiro della materia / I colori dell’anima"

Due poesie di Gerardo Pedicini

L’ombra del tempo

(per Sergio Vecchio


L’ombra del tempo

è ferma alla tua porta

e tra i rami

vigila la civetta,

cara agli dei.

Nel silenzio della notte

avanza il giorno tra le spine

e il vento rode

le vecchie mura sibarite

intrise d’acqua e di memorie.

Dorme nel profondo la palude:

il Sele discende lento fino al mare

e svuota le tombe dei sacrari.

Ora è l’antica Hera,

ora è Poseidon a indicarti il cammino.

Alla deriva del vento

il tuo passo di lucertola

è rapido volo d’uccello.

Sotto la tettoia scalpita il treno

sugli scambi e rompe le stagioni

nel vuoto delle ore.

Nel laboratorio acceso di speranze

resti tu solo a sorvegliare

il perimetro antico delle mura

mentre vesti d’incenso i tuoi ricordi

tracciando sul foglio linee d’ombra.

***

I segni della storia

(ad Angelo Noce)


Cinabro è il fuoco dei ricordi:

passano rotte di terre nella mano

e sfilano i segni della storia.

Ombre e figure

alzano templi alla memoria.

Nell’antico corso del mare

si sospende la luce del giorno.

È un sogno senza fine.

Transita il tempo da un foglio all’altro

e incide in successione

ciò che già fu, ciò che sarà

nella tenue traccia del tuo respiro.

(Gerardo Pedicini)

Il libretto "I Poeti della rosa"